sabato 11 giugno 2016

L'Europa ad inizio Ottocento

Situazione socio-politica
   L'Europa dei primi dell'Ottocento, sconvolta dalle guerre del periodo napoleonico, desiderava liberarsi dalla schiavitù e ogni popolo aspirava alla propria unità e identità. 
   La prima occasione per far valer i diritti delle nazioni fu il Congresso di Vienna del 1815, convocato per favorire la ripresa del lavoro, della vita sociale e la pace. Tuttavia fra i tanti stati partecipanti il maggior peso lo ebbero Austria, Inghilterra, Russia e Prussia (Germania settentrionale). Al tavolo partecipò anche la Francia dei Borboni, non quella napoleonica, nè quella rivoluzionaria, ma quella del ghigliottinato Luigi XVI. Secondo il principio di legittimità si decise di ristabilire in Europa l'ordine precedente alla rivoluzione francese, richiamando i vecchi sovrani e ripristinando i precedenti confini; anche se l'equilibrio necessario tra le cinque grandi potenze portò la Repubblica di Venezia all'Austria, Finlandia, Polonia orientale e Bessarabia alla Russia, Polonia occidentale alla Prussia, isole del Mediterraneo all'Inghilterra.
   L'Italia, dominata dall'Austria, rimase divisa tra Regno di Sardegna, Regno Lombardo-Veneto, Ducato di Modena, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie, Ducato di Parma e Piacenza e Ducato di Lucca.
   Sia in Europa che in Italia la sete di libertà stava però espandendo il principio di autodeterminazione dei popoli, tanto che Russia, Prussia e Austria crearono tra loro la Santa Alleanza, istituendo il principio d'intervento per reprimere le aspirazioni dei popoli.

Sviluppo tecnologico
   A inizio Ottocento al desiderio di libertà si affiancarono nuove idee e voglia di progresso, soprattutto nel mondo del lavoro. Le fabbriche cominciarono a fare concorrenza alle botteghe artigiane, le macchine industriali velocizzarono la produzione e richiamarono molti operai. Grazie all'impiego della macchina a vapore si espansero l'industria della lana e del cotone, l'industria dei metalli, degli apparecchi automatici, le raffinerie, le cartiere e i cantieri navali. Si diffusero le miniere di carbone, per l'alimentazione delle macchine a vapore.
   Anche l'agricoltura subì una trasformazione grazie all'impiego delle macchine per la coltivazione dei terreni. Il miglioramento delle condizioni di vita portano un incremento della popolazione e quindi una richiesta di generi alimentari; si cercano nuovi terreni sottratti a boschi e paludi e si impiegano nuove colture.
   L'incremento della produzione portò un abbassamento dei prezzi consentendo anche alle classi inferiori di consumare di più e di migliorare le proprie condizioni di vita.
   Dal carbone vennero estratte la benzina e l'anilina, dal gas si produssero energia elettrica e illuminazione, si perfezionarono le macchine automatiche, furono inventate le filatrici, le macchine fotografiche, il telegrafo. 
   Si svilupparono i mezzi di comunicazione: nel 1807 una nave a vapore navigò sul fiume Hudson e nel 1819 una nave a vapore attraversò l'oceano atlantico; nel 1830 il primo treno collegò Manchester a Liverpool, nel 1832 Saint-Etienne a Lione, nel 1835 Norimberga a Furth, nel 1839 Napoli a Portici; nel 1852 fu applicato il primo motore a un dirigibile.

Aspetti culturali
   Nella prima metà dell'Ottocento, in conseguenza delle repressioni napoleoniche, si sviluppò l'Idea di Nazione; si voleva che gli uomini si ritrovassero sotto la stessa bandiera e si riconoscessero come fratelli con la stessa lingua, le stesse tradizioni e gli stessi valori, come profetizzò Giuseppe Mazzini.
   Nella società si sviluppò un maggior senso di giustizia sociale, contro lo sfruttamento del lavoro umano che si era diffuso nelle fabbriche; Owen, Fourier e Saint Simon, promotori del Socialismo, reclamarono leggi a protezione degli operai e una gestione delle fabbriche nelle mani dello Stato; Engels e Marx nel 1848 pubblicarono questi principi nel Manifesto del Partito Comunista.
   La letteratura fu chiamata a portare il pensiero e il sentimento alla comprensione di tutti; il desiderio di libertà, unità e indipendenza nazionale, l'amor patrio fu espresso particolarmente da letterati politici, Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti, da letterati patriotti, Silvio Pellico, da letterati poeti, Giovanni Berchet, e dal padre del romanzo italiano, Alessandro Manzoni.
   Nel mondo dell'arte, nella prima metà dell'Ottocento un contributo notevole a interpretare l'anima dei popoli fu dato dalla musica e dal melodramma nel teatro come espressione delle speranze e dei progetti della gente; nella musica italiana si affermarono Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi.
   La libertà e il progresso avevano bisogno dell'educazione e della formazione professionale a disposizione di tutti; naque così l'idea di una educazione popolare che divenne poi obbligatoria. Si costruirono scuole e si formarono insegnanti perchè si comprese che l'istruzione e l'educazione costituivano il più ricco patrimonio dell'uomo. 
   Furono costruiti anche asili per i bambini, visto che ormai il lavoro industriale assorbiva uomini e donne, ma si pensò anche ai problemi sociali di anziani e minorati fisici e psichici; così dopo il periodo napoleonico ripresero le attività gli ordini religiosi dei Francescani, Domnicani, Carmelitani e Beedettini. La Chiesa fu chiamata a svolgere un ruolo sempre più assistenziale e sempre meno temporale.