sabato 18 giugno 2016

Seconda Guerra Mondiale

Cause della Seconda Guerra Mondiale:
- Desiderio di espansione della Germania
- Insoddisfazione di Ialia e Germania dopo i trattati di pace del 1919, molto favorevoli per Francia e Inghilterra.
- Contrasto tra le dittature autoritarie di Italia e Germania e le democrazie di Francia e Inghilterra

Eventi:
Nel 1939 fu stretto il Patto d'acciaio Roma-Berlino, la Germania occupò Austria e Cecoslovacchia, Musolini dalla Francia pretendeva Corsica, Nizza, Tunisia, dall'Inghilterra pretendeva Malta e nel 1939 occupò l'Albania. La Germania voleva Danzica dalla Polonia e dopo il rifiuto polacco il 1 settembre 1939 occuò la Polonia, così scoppiò la guerra. L'Italia dichiatò lo stato di non belligeranza perchè non era pronta.
Hitler firmò un patto di non aggressione con la Russia di Stalin e insieme invasero la Polonia. La Germania attaccò la Francia dopo aver invaso di Danimarca, Norvegia, Belgio e Olanda. Vinta la Francia la Germania intende attaccare l'Inghilterra, ma questa guidata da Winston Churchill riuscì a resistere.
Il 10 giugno 1940 Mussolini decise di entrare in guerra contro Francia e Inghiterra per poter partecipare alla vittoria tedesca, ma senza tener conto che l'esercito era impreparato, male armato e che l'intervento non era voluto dalla popolazione.

lunedì 13 giugno 2016

Il Risorgimento Italiano

I moti rivoluzionari
   Lo spirito autoritario e repressivo imposto in Europa da Russia, Prussia e Austria con la Santa Alleanza al Congresso di Vienna, non spense la sete di libertà e indipendenza che si stava diffondendo tra i popoli. All'oscuro dal controllo dei sovrani si diffusero società segrete che operavano per cercare di affermare i diritti del popolo a scapito dei poteri forti. In Italia la Carboneria era la società più intraprendente, ma le varie sezioni erano poco coordinate tra loro e slegate dalle società segrete degli stati stranieri.
   Quando anche i militari iniziarono a sposare tali idee, scoppiarono i primi moti carbonari in Spagna contro Ferdinando VII e nel Napoletano contro Ferdinando I di Borbone. Altri moti scoppiarono nel 1821 in Piemonte e in Veneto, ma intervennero gli austriaci per ripristinare l'ordine tanto che Silvio Pellico, Pietro Maronecelli e Federico Confalonieri finirono in prigione. Nel 1831 a Modena fu la volta di Ciro Menotti. L'Austria non amministrava male i territori italiani, garantiva a tutti lavoro e istruzione, ma non consentiva libertà di pensiero e di parola.
   Il fallimento dei primi moti carbonari insegnò che era necessaria una migliore organizzazione e una più ampia unità di coscienze. Il pensiero e le idee di Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo e Carlo Cattaneo contribuirono a formare questa unità di coscienze e a preparare le condizioni per l'Italia unita.
   Negli anni '40 l'elezione del nuovo Re di Sardegna Carlo Alberto e del nuovo Pontefice Pio IX portarono una visione più consona agli ideali delle popolazioni e in tutti gli stati italiani si iniziò a concedere riforme nonostante l'ostilità dell'Austria. Nel Lombardo-Veneto, sull'onda delle rivoluzioni di Parigi e Berlino, Venezia riuscì a cacciare gli austriaci e proclamò la Repubblica di San Marco con a capo del governo Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, Milano dopo le lunghe cinque giornate di lotta riuscì a cacciare gli austriaci del maresciallo Radetzky, che si rifugiarono nel quadrilatero delle città fortificate di Mantova, Peschiera, Legnago e Verona. Ormai i tempi per l'allontanamento degli austriaci dall'Italia erano maturi.



Prima guerra d'indipendenza 

   Nel 1848 sulle pagine del quotidiano 'Risorgimento' Camillo Benso conte di Cavour indusse Carlo Alberto Re di Sardegna a dichiarare guerra all'Austria arroccata nel quadrilatero. Con l'appoggio degli altri stati italiani gli austriaci furono sconfitti lungo il Mincio a Valeggio, Mozambano e Goito, a Curtatone, a Montanara e a Peschiera, e firmarono l'armistizio dopo la vittoria di Custoza. La resistenza italiana continuò a Brescia e a Venezia; a Roma il popolo insorse, il pontefice si rifugiò a Gaeta e i romani proclamarono la Repubblica Romana sulle idee di Guseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Carlo Alberto ruppe l'armistizio e riattaccò l'Austria, ma l'esercito piemontese a causa della propria disorganizzazione fu sconfitto e perse molte posizioni; dopo la sconfitta di Novara Carlo Alberto abdicò a Vittorio Emanuele II.

Seconda guerra d'indipendenza  
   Nel 1859 l’Austria dichiarò guerra al Piemonte alleato con la Francia, venne sconfitta a Montebello, a Palestro, a Magenta, a Solferino e a San Martino, ma Napoleone III firmò un armistizio a Villafranca senza informare i piemontesi (la Francia non voleva un’Italia troppo forte, aveva perso molti soldati e temeva che la Prussia si schierasse con l’Austria). L’Austria cedette la Lombardia all’Italia, mantenne il Veneto, la Francia rinunciò a Nizza e Savoia, ma le regioni del centro Italia dovevano far tornare i sovrani. Cavour allora si accordò con Napoleone III di cedergli Nizza e Savoia in cambio di plebisciti per cacciare i sovrani dalle regioni del centro Italia. Tali regioni allora decisero per l'annessione al Piemonte; ora rimanevano fuori le Venezie, lo stato Pontificio con le Marche e l'Umbria, e il Sud Italia.

Spedizione dei mille
   Il Regno delle Due Sicilie era retto da Francesco II dei Borboni, ma la Sicilia voleva ribellarsi guidata da Rosolino Pilo. Francesco Crispi esule siciliano convinse Garibaldi ad intervenire. I Mille erano volontari armati di entusismo, tra i quali Nino Bixio, Ippolito Nievo e Cesare Abba, partirono da Quarto senza impedimenti di Cavour e Vittorio Emanuele; fecero sosta a Talamone e sbarcarono a Marsala, vinsero i Borboni a Calatafimi, a Palermo e a Milazzo liberando la Sicilia; poi si presero Napoli mentre Francesco II era fuggito a Gaeta e sconfissero i Borboni lungo il fiume Volturno, liberando tutta l’Italia meridionale. Cavour e Vittorio Emanuele II nel timore che Garibaldi proclamasse una Repubblica nell'Italia meridionale ottennero il permesso da Napoleone III di scendere verso Napoli; così l'esercito regio invase Umbria e Marche, sconfisse le truppe pontificie a Calatafimi e a Teano ricevette da Garibladi le terre liberate. Rimanevano ancora fuori le Venezie e il Lazio. 
   
L'Unità d'Italia - 1861
   L'Umbria, le Marche e le Due Sicilie accettarono per plebicito l'annessione al Piemonte, così che Vittorio Emanuele II sciolse il Parlamento Piemontese, indì nuove elezioni e, dopo 13 secoli di divisioni dell'unità politica e territoriale avviate con l'invasione dei Longobardi, nel 1861 fu istituito a Torino il primo Parlamento Italiano e Vittorio Emanuele II fu dichiarato re d’Italia.
Questi erano i problemi che l'Italia unita doveva affrontare:
- Questione politca: serviva unità tra le varie ideologie, superando i campanilismi e la frammentarietà di una popolazione abituata a essere sottomessa e a farsi governare; il Parlamento era diviso in due gruppi, la destra costituita dal partito liberale-moderato e dalla Società nazionale proponeva un progresso ordinato che non gravasse troppo dal punto di vista economico-finanziario, la sinistra costituita dai repubblicani e dal partito d'azione di Garibaldi proponevano un immediato miglioramento delle condizioni di vita e la giustizia sciale.
Cavour morì improvvisamente e la sua politica diplomatica fu proseguita da Bettino Ricasoli, Quintino Sella e Marco Minghetti;
- Problemi sociali: era necessario sconfiggere la miseria e l'ignoranza della popolazione che lasciavano spazio al brigantaggio; l'Italia dopo tanti anni di occupazione era sottosviluppata, serviva organizzazione del lavoro, infrastrutture di collegamento, servizi, scuole, ospedali;
- Completamento dell'unità territoriale: dovevano ancora essere annessi il Lazio e le Venezie, Roma era ancora nelle mani del pontefice, tanto che Garibaldi tentò un attacco istituendo Urbano Rattazzi capo del governo, ma Napoleone alleato del Papa invò truppe in Calabria contro i garibaldini che furono battuti in Aspromonte.
- Politica estera: la Francia non voleva andare contro lo stato pontificio, l'Inghilterra temeva una crescita troppo forte dell'Italia, la Prussia invece condivideva con l'Italia il nemico comune dell'Austria, che influenzava la Germania meridionale e occupava le Venezie.

Terza guerra d'indipendenza  

   Nel 1866 la Germania propose all'Italia un'alleanza offensiva contro l'Austria per ottenere il Veneto. Otto von
Bismark voleva un potente impero germanico e in 6 anni combattè contro Danimarca, Austria e Francia. Nel 1866 la Germania dichiarò guerra all’Austria e l’Italia si adeguò. L’Italia fu sconfitta ancora a Custoza e nella battaglia navale di Lissa, ma Garibaldi vinse in Trentino a Bezzecca; la Prussia vinse a Sadowa costringendo l'Austria a un armistizio, così che con la Pace di Vienna il Venetò passò all’Italia e fu annesso con plebiscito; rimanevano ancora all’Austria Trento (Venezia Tridentina) e Trieste (Venezia Giulia).


Questione romana e Regno d'Italia
   L'Annessione di Roma era sempre più una questione tra il Re e il Papa che divideva gli italiani. Garibaldi tentò un altro assalto con le camicie rosse per conquistare Roma, ma dopo la vittoria a Monterotondo fu fermato dalle truppe di Napoleone III a Mentana. Francia e Italia ruppero i rapporti, tanto che la Napoleone III perse la battaglia contro i Prussiani e decadde; a questo punto il governo italiano decise di attaccare Roma attraverso la breccia di Porta Pia nel 1870 e si arrivò all'annessione con plebiscito del Lazio al Regno d'Italia. Nel 1871 i rapporti tra Stato e Chiesa furono regolati con la Legge delle Guarentigie e Roma fu proclamata Capitale d'Italia.
   Il Regno d'Italia, governato dal partito moderato-liberale di destra che aveva condotto l'Italia all'unità, istituì 59 provincie suddivise in comuni e goernate da un prefetto, impose la leva militare obbligatoria, organizzò un sistema burocratico, realizzò servizi e infrastrutture, ma col ministro Quintino Sella instaurò un regime di tassazione e risparmi per il pareggio di bilancio. Tali restrizioni però logorarono il popolo italiano tanto da condurre la sinistra al governo con Francesco Crispi, Benedetto Cairoli, Agostino Depretis, Giovanni Nicotera e Giuseppe Zanardelli.
   Nel frattempo tra il 1872 e il 1882 morirono i principali protagonisti del Risorgimento: Mazzini, Vittorio Emanuele II, Pio IX e Garibaldi.  

    

sabato 11 giugno 2016

L'Europa ad inizio Ottocento

Situazione socio-politica
   L'Europa dei primi dell'Ottocento, sconvolta dalle guerre del periodo napoleonico, desiderava liberarsi dalla schiavitù e ogni popolo aspirava alla propria unità e identità. 
   La prima occasione per far valer i diritti delle nazioni fu il Congresso di Vienna del 1815, convocato per favorire la ripresa del lavoro, della vita sociale e la pace. Tuttavia fra i tanti stati partecipanti il maggior peso lo ebbero Austria, Inghilterra, Russia e Prussia (Germania settentrionale). Al tavolo partecipò anche la Francia dei Borboni, non quella napoleonica, nè quella rivoluzionaria, ma quella del ghigliottinato Luigi XVI. Secondo il principio di legittimità si decise di ristabilire in Europa l'ordine precedente alla rivoluzione francese, richiamando i vecchi sovrani e ripristinando i precedenti confini; anche se l'equilibrio necessario tra le cinque grandi potenze portò la Repubblica di Venezia all'Austria, Finlandia, Polonia orientale e Bessarabia alla Russia, Polonia occidentale alla Prussia, isole del Mediterraneo all'Inghilterra.
   L'Italia, dominata dall'Austria, rimase divisa tra Regno di Sardegna, Regno Lombardo-Veneto, Ducato di Modena, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie, Ducato di Parma e Piacenza e Ducato di Lucca.
   Sia in Europa che in Italia la sete di libertà stava però espandendo il principio di autodeterminazione dei popoli, tanto che Russia, Prussia e Austria crearono tra loro la Santa Alleanza, istituendo il principio d'intervento per reprimere le aspirazioni dei popoli.

Sviluppo tecnologico
   A inizio Ottocento al desiderio di libertà si affiancarono nuove idee e voglia di progresso, soprattutto nel mondo del lavoro. Le fabbriche cominciarono a fare concorrenza alle botteghe artigiane, le macchine industriali velocizzarono la produzione e richiamarono molti operai. Grazie all'impiego della macchina a vapore si espansero l'industria della lana e del cotone, l'industria dei metalli, degli apparecchi automatici, le raffinerie, le cartiere e i cantieri navali. Si diffusero le miniere di carbone, per l'alimentazione delle macchine a vapore.
   Anche l'agricoltura subì una trasformazione grazie all'impiego delle macchine per la coltivazione dei terreni. Il miglioramento delle condizioni di vita portano un incremento della popolazione e quindi una richiesta di generi alimentari; si cercano nuovi terreni sottratti a boschi e paludi e si impiegano nuove colture.
   L'incremento della produzione portò un abbassamento dei prezzi consentendo anche alle classi inferiori di consumare di più e di migliorare le proprie condizioni di vita.
   Dal carbone vennero estratte la benzina e l'anilina, dal gas si produssero energia elettrica e illuminazione, si perfezionarono le macchine automatiche, furono inventate le filatrici, le macchine fotografiche, il telegrafo. 
   Si svilupparono i mezzi di comunicazione: nel 1807 una nave a vapore navigò sul fiume Hudson e nel 1819 una nave a vapore attraversò l'oceano atlantico; nel 1830 il primo treno collegò Manchester a Liverpool, nel 1832 Saint-Etienne a Lione, nel 1835 Norimberga a Furth, nel 1839 Napoli a Portici; nel 1852 fu applicato il primo motore a un dirigibile.

Aspetti culturali
   Nella prima metà dell'Ottocento, in conseguenza delle repressioni napoleoniche, si sviluppò l'Idea di Nazione; si voleva che gli uomini si ritrovassero sotto la stessa bandiera e si riconoscessero come fratelli con la stessa lingua, le stesse tradizioni e gli stessi valori, come profetizzò Giuseppe Mazzini.
   Nella società si sviluppò un maggior senso di giustizia sociale, contro lo sfruttamento del lavoro umano che si era diffuso nelle fabbriche; Owen, Fourier e Saint Simon, promotori del Socialismo, reclamarono leggi a protezione degli operai e una gestione delle fabbriche nelle mani dello Stato; Engels e Marx nel 1848 pubblicarono questi principi nel Manifesto del Partito Comunista.
   La letteratura fu chiamata a portare il pensiero e il sentimento alla comprensione di tutti; il desiderio di libertà, unità e indipendenza nazionale, l'amor patrio fu espresso particolarmente da letterati politici, Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti, da letterati patriotti, Silvio Pellico, da letterati poeti, Giovanni Berchet, e dal padre del romanzo italiano, Alessandro Manzoni.
   Nel mondo dell'arte, nella prima metà dell'Ottocento un contributo notevole a interpretare l'anima dei popoli fu dato dalla musica e dal melodramma nel teatro come espressione delle speranze e dei progetti della gente; nella musica italiana si affermarono Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi.
   La libertà e il progresso avevano bisogno dell'educazione e della formazione professionale a disposizione di tutti; naque così l'idea di una educazione popolare che divenne poi obbligatoria. Si costruirono scuole e si formarono insegnanti perchè si comprese che l'istruzione e l'educazione costituivano il più ricco patrimonio dell'uomo. 
   Furono costruiti anche asili per i bambini, visto che ormai il lavoro industriale assorbiva uomini e donne, ma si pensò anche ai problemi sociali di anziani e minorati fisici e psichici; così dopo il periodo napoleonico ripresero le attività gli ordini religiosi dei Francescani, Domnicani, Carmelitani e Beedettini. La Chiesa fu chiamata a svolgere un ruolo sempre più assistenziale e sempre meno temporale.



mercoledì 8 giugno 2016

La Grande Guerra

   La Grande Guerra è il primo grande conflitto mondiale scoppiato dopo il periodo napoleonico. Dal 1815 in Europa vi fu un lungo periodo di pace e sviluppo definito la 'Belle Epoque'.
   Dopo la terza guerra d'Indipendenza il Veneto fu annesso all'Italia, l'Impero tedesco trovò l'unione con la vittoria sulla Francia del 1870, ma l'Europa balcanica era tormentata dalla sete di indipendenza dei popoli e dalla pressione di Russia e Austria lungo i confini. Per perseguire la sicurezza in Europa Bismarck promosse il Trattato di Berlino che sancì l'indipendenza dei paesi balcanici e impedì l'espansione della Russia nei balcani e nel mediterraneo. Tuttavia l'occupazione francese della Tunisia, molto ambita dall'Italia, portò alla rottura dei rapporti con la Francia e, per non essere più attaccata dall'Austria, l'Italia nel 1882 strinse con Germania e Austria una Triplice Alleanza. Più tardi nel 1907 contro il potere degl imperi centrali Russia, Inghilterra e Francia si riunirono nella Triplice Intesa.
   Ai primi del Novecento il desiderio di nuovi sbocchi commerciali della Germania e la paura della Russia produssero forti tensioni in Europa.  La situazione scatenò l'armamento e la formazione di molte alleanze fra le potenze. Le tensioni culminarono a luglio 1914 quando gli austro-ungarici dichiararono guerra alla Serbia. Il conflitto vide presto tra i blocchi contrapposti gli Imperi Centrali di tedeschi, austro-ungarici, ottomani e bulgari da una parte e gli Alleati di Francia, Russia, Regno Unito e Italia dall'altra. I tedeschi pensava a una guerra breve, ma la partecipazione della Russia produsse un conflitto che si allargò a scala mondiale. In Italia il ballottaggio tra Interventisti e Neutralisti si risolse a favore dei primi nel 1915 quando fu dichiarata guerra agli austro-ungarici. Il comando dell'esercito italiano fu affidato al generale Luigi Cadorna che ordinò di attaccare verso est lungo il fiume Isonzo e di difendersi verso ovest in Trentino. Gli attacchi dell'esercito italiano vennero ripetutamente respinti dalle trincee nemiche sull'altopiano del Carso. I soldati italiani anche se numerosi fecero scarse conquiste a fronte di molte perdite, tanto che nel 1916 gli austro-ungarici attaccarono dalla parte trentina nelle valli dell'Adige e in Valsugana. Se grazie alle divisioni di riserva fu fermato il nemico sul fronte ovest, ad est errori strategici e scarsi armamenti portarono a grandi perdite. Nel 1917 la Russia, molto provata dai conflitti nei vari fronti, uscì dal conflitto, invece gli Stati Uniti, provocati dall'indiscriminata guerra sottomarina dei tedeschi, entrarono in guerra a fianco degli alleati. Sul fronte orientale l'Italia subì la bruciante sconfitta di Caporetto quando i tedeschi intervennero a fianco degli austro-ungarici. La grande perdita di vite umane e la disordinata ritirata del fronte si arrestò lungo la linea del Piave dove l'esercito italiano riuscì a fermare gli avversari. Nel 1918 l'esercito italiano, ora affidato al generale Armando Diaz, si riorganizzò e riuscì a sfondare il fronte austro-ungarico e a disperdere i nemici.